Ferie estive decisamente diverse rispetto agli ultimi anni, quelle appena concluse per i parlamentari federali e per i membri del governo. Tra emergenza incendi, epidemia coronavirus in corso e, per non farsi mancare nulla, l’imbarazzante vicenda dello scandalo McKenzie, di fatto non c’è stata alcuna pausa nell’attività politica.

Scott Morrison, sotto i riflettori sin dall’ormai stranota vacanza alle Hawaii, ha perso tono e consensi, e il suo esecutivo non sta certamente meglio, tutto preso nel provare a replicare agli scossoni che provengono da ogni dove, con il fronte dell’economia che preoccupa più di ogni altra cosa (articolo a pagina 11).

Intanto, mentre andiamo in stampa, la tanto attesa soluzione di uno dei temi caldi degli ultimi giorni: Bridget McKenzie ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di ministro dell’Agricoltura in seguito allo scandalo dei finanziamenti per associazioni e club sportivi concessi quando era titolare del dicastero dello sport.

Come si prevedeva, Morrison non aveva alcuna intenzione di esordire in Parlamento con una situazione così scottante ancora pendente ma il primo ministro ha continuato a ripetere, nei giorni scorsi, che il futuro dell’ormai ex titolare del ministero dell’Agricoltura sarebbe dipeso dall’esito del rapporto sul merito dei finanziamenti, su cui stava lavorando il segretario del dipartimento del primo ministro Phil Gaetjens.

L’annuncio ieri in conferenza stampa, ma nessuna ammissione di responsabilità sull’attribuzione di quei fondi ad associazioni sportive nei seggi marginali che, secondo il rapporto citato da Morrison, sarebbero, invece, stati amministrati correttamente sulla base delle prerogative spettanti al ministro.

Le dimissioni, dunque, giungono all’esito di una rivelata violazione delle norme del codice di condotta ministeriale che regolano i conflitti di interesse: “[Phil Gaetjens] ha scoperto che [l’iscrizione del ministro McKenzie al Wangaratta Clay Target Club] violava le norme ministeriali. Vi sono anche diverse altre questioni relative a un’altra organizzazione, ma quella in particolare ha rappresentato un conflitto di interessi per un’associazione che aveva ricevuto la sovvenzione”, ha affermato Morrison.

Le polemiche delle ultime settimane hanno rappresentato uno scoglio importante da superare anche per lo stesso primo ministro, che, come detto, non viene certamente fuori da uno dei suoi periodi migliori e non è da escludere una coda lunga di questa discutibile tornata di finanziamenti pubblici proprio nelle aule parlamentari, con il leader laburista Anthony Albanese che, pur accogliendo con soddisfazione le dimissioni del ministro McKenzie, non si dice invece soddisfatto di tutto il quadro: “Questo scandalo è più grande rispetto a un solo ministro [...], caratterizza tutto ciò che è sbagliato in questo governo, più concentrato sui propri interessi che non su quelli della nazione”.

In ogni caso, almeno davanti ai giornalisti, Scott Morrison ha cercato di ricondurre tutto a una mera questione di mancata dichiarazione di un conflitto di interessi, smarcandosi dalla ben più grave accusa di aver pilotato artatamente sovvenzioni pubbliche verso collegi elettorali a rischio o da conquistare prima delle elezioni di maggio 2019, ignorando le raccomandazioni di Sport Australia.

Accuse che Morrison continua a respingere al mittente, utilizzando come scudo il rapporto dell’alto burocrate, anche perché ammettere ogni qualsivoglia genere di non corretta gestione di fondi pubblici potrebbe, potenzialmente, coinvolgere anche la sua stessa figura, in qualità di capo del governo.

Al momento in cui andiamo in stampa il rapporto non è stato ancora reso pubblico e il primo ministro, smentendo di fatto quanto rivelato nelle scorse settimane dal revisore dei conti Grant Hehir ha precisato che il rapporto Gaetjens “non ha trovato prove” che l’assegnazione delle sovvenzioni fosse “indebitamente influenzata dal riferimento a elettorati marginali o mirati”. “Sebbene possano esserci opinioni divergenti sull’equità del processo utilizzato dal Ministro, ha utilizzato correttamente il suo potere discrezionale”.

“Non credo che ci siano elementi che rilevino alcuna violazione in questo senso da parte del ministro McKenzie”, ha precisato  Morrison che citando anche dati statistici, ha concluso dicendo che “non vi è alcuna base per affermare che il principale fattore determinante [per lo stanziamento dei finanziamenti] siano state considerazioni di natura politica”.

Con un comunicato stampa l’ormai ex ministro McKenzie, nel ribadire la correttezza del suo processo decisionale, ha anche confermato le dimissioni da vice leader dei Nazionali, aprendo quindi la strada a una quanto mai delicata corsa alla sua successione, con il ‘temuto’ Barnaby Joyce che, insieme a David Littleproud e Matt Canavan, potrebbero, a vario titolo, approfittare di questa situazione.

Il leader dei Nazionali, e vice primo ministro, Michael McCormack, nel ringraziare Bridget McKenzie per il suo lavoro, ha confermato che la posizione vacante sarà tema di discussione della prossima riunione di partito prevista per domani. Il vice primo ministro ha inoltre confermato che sarà lui stesso a ricoprire, ad interim, l’incarico di ministro dell’Agricoltura, fino a quando non verrà individuato un sostituto.

Ci attendono giornate molto interessanti sul fronte politico, con Scott Morrison che, a completamento di un quadro piuttosto complicato per questo inizio anno, si troverà quindi, con molta probabilità, a dovere assistere anche a una lotta ai vertici dei Nazionali.