Non si placano ancora le fiamme, fortunatamente con effetti meno devastanti rispetto a quanto accaduto nelle scorse settimane. Mentre andiamo in stampa i dati ufficiali diramati dai servizi di emergenza parlano di sessantanove incendi in corso in New South Wales, di cui diciannove non ancora sotto controllo, e di quindici roghi che bruciano nel Victoria, con il più recente, quello di French Island, che ha destato qualche preoccupazione per aver lambito alcune abitazioni nella serata di sabato e per il rischio di gravi danni alla fauna del parco nazionale che occupa più della metà dell’intera isola.

Con numeri drammatici sul fronte dei danni e delle vittime (un uomo di ottantaquattro anni di Cobargo, nel New South Wales, ferito negli incendi del 31 dicembre, è  morto nella mattinata di sabato, portando il numero totale delle vittime dei roghi del NSW a ventuno), esito che si spera non vada ad aggravarsi ulteriormente, si inizia a tracciare anche un bilancio della reazione della politica e della cittadinanza australiana in questa grave crisi che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe condurre a una maggiore capacità di pianificazione, prevenzione e intervento in futuri simili avvenimenti che tra l’altro, avvertono gli scienziati, sono destinati a replicarsi con sempre maggiore violenza.

La reazione dell’opinione pubblica, locale e internazionale, è stata decisamente encomiabile, con interventi di solidarietà individuali e collettivi che, ad oggi, hanno superato quota 450 milioni di dollari tanto che, per garantirne efficacia e certezza, sono intervenuti nei giorni scorsi sia il responsabile dell’ACCC, Rod Sims, a mettere in guardia contro malintenzionati e finte raccolte benefiche, che Gary Johns, il capo dell’autorità di controllo degli enti di beneficenza e delle organizzazioni non a scopo di lucro che, dalle colonne del Sunday Age, ha garantito il massimo impegno, nell’ambito delle proprie competenze, per far sì che ogni organizzazione benefica a cui siano stati versati contributi venga monitorata fino ai prossimi diciotti mesi per verificare come vengano spesi quei fondi.

Inoltre l’agenzia nazionale per il recupero degli incendi, istituita da Scott Morrison i primi giorni dell’anno,  ha stilato un elenco di più di settanta enti, servizi di emergenza e di tutela e salvataggio degli animali, che raggiungono i requisiti minimi di affidabilità ed efficienza, a cui poter fare affidamento per le donazioni.

Resta sempre importante, questo l’invito delle autorità, soprattutto in casi come questi dove gli appelli per le donazioni sono stati numerosi e differenziati, verificare il nome e/o i riferimenti dell’ente a cui si intende versare un contributo nel registro online sul sito dell’autorità di controllo degli enti di beneficenza - la ACNC (Australian Charities and Not-for-profits Commission).

Il passo successivo, al netto del doveroso ruolo degli enti di controllo, sarà quello di far sì che tutti questi aiuti arrivino, con puntualità ed efficacia, proprio nelle zone colpite dai tragici roghi, per consentire alle popolazioni colpite, di ritrovare, in maniera quanto più rapida possibile, le più basilari, ottimali condizioni di vita.

E su questo tema, è evidente che i riflettori siano puntati sul governo federale, a cui va riconosciuto, al netto delle tante, legittime o meno, critiche a cui il comportamento del primo ministro Scott Morrison si è prestato, di aver risposto all’emergenza con l’importante stanziamento di due miliardi di dollari.

Il governo Morrison sta rendendo noti i dettagli del National Bushfire Recovery Fund e, dopo le cifre annunciate nei giorni scorsi, ieri è stato il ministro Simon Birmingham, titolare del dicastero del Commercio, Turismo e Investimenti, ad ufficializzare l’importo di settantasei milioni di dollari che sarà allocato  nel settore del turismo.

In conferenza stampa dalla martoriata Kangaroo Island nel South Australia, insieme con il premier Steven Marshall e il sindaco Michael Pengilly, il ministro Birmingham ha puntualizzato che, con un australiano su tredici impiegato in attività legate al turismo, questo pacchetto di investimenti mira proprio a rivitalizzare un’industria che, dopo questi tragici giorni, rischia di accusare, pesantemente, il colpo. Il timore è che, come in parte è accaduto nelle scorse settimane, soprattutto nel racconto dei media internazionali e nella propagazione virale di notizie false sui social network, si continui a parlare dell’intera Australia devastata dai roghi, con cronache e letture a distanza che rappresentano scenari apocalittici in tutto il Paese.

Morrison e i suoi uomini, sollecitati, evidentemente, dai competenti organismi territoriali, intendono porre un freno a questo rischio, finanziando campagne informative internazionali per raccontare un’Australia sicura e pienamente in grado di accogliere turisti.

Solo per citare qualche dato: venticinque milioni saranno allocati per campagne di marketing internazionale, dieci milioni direttamente per le aree colpite dagli incendi per iniziative, eventi, festival, o altre attrazioni permanenti, che possano attrarre visitatori proprio in quelle zone, nove milioni e mezzo per avvicinare media internazionali in Australia perché possano raccontare con maggiore puntualità quanto sta accadendo nel Paese.

“Gli australiani hanno dimostrato enorme compassione nei confronti delle comunità colpite dagli incendi donando ingenti somme. Per quelli che possono - ha precisato il primo ministro Morrison - il prossimo modo migliore per aiutare quelle persone è prenotare, anche per pochi giorni, un viaggio in quei paesi, aiutando il sostentamento delle piccole attività locali”.

Lodevole invito, ci mancherebbe, ma che giunge pur sempre da colui che, travolto dalle polemiche, è dovuto tornare in fretta e furia da una vacanza alle Hawaii.