A partire da oggi, fino a 100 richiedenti asilo portati in Australia dai centri di detenzione extraterritoriale per ricevere cure mediche cesseranno di percepire sussidi pubblici (circa 200 dollari ogni due settimane) e avranno tre settimane di tempo per lasciare gli alloggi messi a disposizione dal governo.

Secondo quanto riportato ieri dai giornali del gruppo Fairfax, i rifugiati riceveranno un visto chiamato ‘final departure bridging E visa’ che li costringerà nei fatti a lasciare il Paese, a meno che non riescano nella quasi impossibile impresa di trovare un lavoro o un’altra fonte di reddito per mantenersi in Australia, senza sapere quando saranno espulsi. Quando, non se. Perché, ha confermato il ministro dei Servizi alla persona Alan Tudge, il principio che nessun rifugiato arrivato via mare verrà accolto in Australia resta valido. Queste persone dovranno andare a vivere altrove, ma nel frattempo si trovino un lavoro, dicono dal governo senza tante cerimonie.

“Da lunedì 28 agosto dovrete trovare i soldi per pagarvi l’alloggio e dovrete farvi carico anche di altre spese come cibo, vestiti e trasporti. Dovrete inoltre firmare il Codice di comportamento che dice come vi dovete comportare una volta inseriti nella comunità australiana” si legge in un documento informativo sul nuovo visto.

Ma le possibilità di trovare un impiego per queste persone, che hanno passato anni in detenzione e la cui conoscenza dell’inglese è spesso basilare, sono estremamente basse. Ai maggiorenni non sarà permesso studiare o accedere a programmi di formazione professionale e il governo non ha ancora dato indicazioni sulle tempistiche della loro partenza forzata. Ancora una volta si ritroveranno in un limbo.

Canberra non ha rilasciato numeri ufficiali ma, al momento, si pensa che siano tra i 50 e i 100 i richiedenti asilo, tra cui una donna incinta, a cui saranno imposte le nuove condizioni. Questi potrebbero diventare circa 400, ovvero tutti coloro arrivati in Australia dai centri di detenzione extraterritoriale per ricevere cure mediche, inclusi 90 bambini iscritti a scuole australiane.

I richiedenti asilo sono ora in buono stato di salute e “possono ritornare a Nauru, Manus Island o nel loro Paese di provenienza” ha spiegato Tudge a Sky News.

La mossa, com’era prevedibile, ha scatenato un’ondata di polemiche dall’opposizione e da gruppi per la difesa dei diritti umani, con il direttore dello Human Rights Law Centre, Hugh de Kretser, che ha parlato di “sconvolgente atto di crudeltà”.

Il leader laburista Bill Shorten ha detto che, con questa decisione, il governo Turnbull “è caduto ancora più in basso”. “Lasciare le persone in mezzo a una strada senza un sostegno è inutilmente crudele e davvero stupido, non risolverà nulla, farà solo del male a persone vulnerabili e malate [...] Non ha niente a che vedere con confini sicuri e fermare i trafficanti, ma con un primo ministro che cerca di apparire forte” ha scritto ieri Shorten su Facebook, nonostante anch’egli sia a favore della politica del respingimento dei barconi e contrario al reinsedimento dei rifugiati arrivati via mare in Australia.

La posizione laburista è stata confermata ieri anche dal ministro ombra della Difesa Richard Marles, intervistato dalla Abc. L’ex ministro ombra dell’Immigrazione ha dichiarato che l’Australia ha un “dovere di assistenza” nei confronti dei richiedenti asilo di Manus Island e Nauru ma deve restare fuori dalle opzioni per il reinsediamento, un fattore chiave per impedire che i trafficanti di esseri umani ricomincino ad operare. Ammettendo gli errori commessi dai laburisti che, sotto il governo Rudd, hanno riaperto i centri offshore, Marles ha tuttavia incolpato i successivi governi di coalizione per non essere riusciti a stringere i necessari accordi per il ricollocamento dei rifugiati in Paesi terzi, come quello con la Malesia firmato da Julia Gillard nel 2011 e poi bocciato dall’Alta corte. “Oggi tutti i rifugiati avrebbero già dovuto essere reinsediati” ha detto il ministro ombra, secondo cui il patto con gli Stati Uniti, sul quale il governo Turnbull ha puntato tutto, non è abbastanza.

A rendere tutto ancora più assurdo, come ha sottolineato l’attuale ministro ombra dell’Immigrazione Shayne Neumann, è il fatto che il governo non abbia permesso a questi rifugiati di fare domanda per il reinsediamento negli Stati Uniti mentre ricevevano cure mediche in Australia, così come consigliato al governo anche dalla recente commissione del Senato che indagava sugli abusi e i casi di autolesionismo e degrado nei campi di Nauru e Manus Island.